Maria Quartana - L'ideale muliebre latino, la satira e le donne

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La «familia» romana fin dai tempi più antichi a cui possiamo risalire, ha tutto il carattere monarchico ed assoluto della società primitiva e la sua unità è garantita contro ogni mutare del sentimento dei suoi membri, dalla somma dei poteri che aduna in sè il «pater familias»; pieni poteri che si esplicano sui figli per la «patria potestas», su la moglie per la «manus», sui servi per la «dominica potestas».

Il capo di famiglia, essendo il padrone e ad un tempo il giudice, accoglie anche dignità sacerdotale col sovraintendere nella cerchia familiare agli atti rituali del culto verso gli dei: vien dunque ad essere, per queste sue varie attribuzioni, una vera e propria autorità sociale che dà alla famiglia assoluta autonomia civile e libera attività nelle manifestazioni religiose e conferisce così alla «domus» la maestà inviolabile di un luogo sacro.

La purezza dei costumi e l'austerità della vita che caratterizzano magnificamente il mondo romano del primo periodo è dovuta, a parer mio, soprattutto all'assidua operosità: poichè allora senza distinzione di sesso, di casta, di censo, tutti rifuggivano dall'ozio e con amore si occupavano dell'agricoltura o del governo dello stato o delle cure domestiche e ancora delle imprese di guerra allorchè - ed era sovente - il tempio di Giano schiudeva le sue porte di ferro.

Quale in questa età la vita femminile?

La legge grava tirannica su la fanciulla, le preclude ogni libertà d'azione e fa che dalla nascita alla morte, la donna resti in una perpetua minorità; prima sotto il padre, alla morte di questo sotto la rigida tutela degli agnati, fatta sposa sotto la «manus mariti».

Ma anche la più elementare psicologia, per quei caratteri essenziali dell'anima umana che non mutano coi secoli, ci induce a pensare che se la legge considerava i figli come una cosa di cui si potesse disporre a proprio talento, tuttavia l'affetto sollecito del padre verso le proprie creature di molto raddolciva l'asprezza della illimitata soggezione. Così la letteratura ci presenta la «filia familias» in una serena e benefica attività: guida ella al pascolo il gregge, s'aggira per i campi tranquilla e lieta e per la sua semplice grazia agreste è la reginetta nel circolo dei contadinelli che a gara le fanno omaggio o di un bel grappolo d'uva vestito di pampini o di un fascio di gigli o di un vispo uccellino dalle piume variopinte.

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