Costantino Balmus - Rutiio Namazio, l'ultimo poeta di Roma

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In una recensione recente sulla edizione di Rutilio Namaziano pubblicata da I. Vessereau e F. Préchac nella Collection des Universités de France, il noto filologo tedesco Rodolfo Helm diceva che la poesia di Rutilio Namaziano merita una diffusione più larga, non solo nell'ambito di coloro che si interessano da vicino dell'epoca emozionante della rinascenza romana del secolo IV e V, ma anche in generale di tutti coloro che hanno un qualche sentimento della letteratura antica.

E veramente, questo poema latino, «il canto del cigno del vecchio romanesimo», anche mutilato come ci è stato trasmesso per l'oltraggio subito dal tempo, non ostante che abbia soltanto 712 versi, è tanto pieno dell'attualità dalla quale è sorto, raccoglie in sé tanta eco del mondo romano dell'inizio del secolo V, ed è di una tale perfezione artistica, che, secondo la giusta espressione di Edoardo Norden, «sta grave e impressionante accanto alla tomba della cultura antica».

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