L. Ceci - Roma e gli Etruschi

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Nella storia dei rapporti tra Roma e gli Etruschi occupa un posto cospicuo il Fascio littorio. L'antica eurematologia e la critica moderna che fa eco agli effata della comparatisteria antica, affermano, omni asseveratione, la origine etrusca del simbolo augusto dell'lmperium di Roma. Anzi, nell'opera recentissima sull'Etruria antica del nostro Ducati leggiamo queste parole: «Si deve accentuare la origine etrusca del simbolo più celebre della giustizia presso i Romani, del Fascio littorio».

Nessun popolo al mondo è chiuso alla vita che lo circonda. E voci di cultura, termini tecnici penetrano insieme coll'oggetto e colla cosa da un popolo all'altro, da una ad altra lingua. E per riconoscere la parola importata la Linguistica ha i suoi istrumenti di precisione. Così a me non sarà difficile dimostrare - ciò che farò in altra tornata - che dalla cultura asiana degli Etruschi venne a Roma vinum e venne a Roma asinus - il vino e l'asino, due beni inestimabili per l'umanità antica e nuova.

Ma quando si tratta di vocaboli esprimenti idee e sentimenti che non si esportano come oggetti di civilizzazione, la importazione lessicale esige una tale comunanza di pensiero e di vita, che la parola importata può considerarsi, in certa guisa, come indigena.

Eppure Paolo Kretschmer in un'opera di grande autorità e di grande divulgazione non dubita di affermare che ad esprimere l'''amore" (amare, amor), ad esprimere la "bellezza" (pulcher), ad esprimere la idea di popolo (populus), il latino non ha parole indigene, ma le importa dall'etrusco. E l'illustre glottologo di Vienna non dimentica di rilevare la straordinaria importanza di codesto prestito per meglio fissare la dipendenza storica e culturale di Roma dall'Etruria.

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