Massimo Pallottino - Uno specchio i Tuscania e la leggenda etrusca di Tarchon

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La scarsità di monumenti dell'arte figurata etrusca che attingano al mito o al culto indigeno, la incertezza che regna tuttora fra i dotti intorno al significato dei frammenti rituali graffiti sulla tegola di Capua o manoscritti sulle bende della mummia di Zagabria, la perdita di scritti classici trattanti le antichità degli Etruschi, tutto congiura a farci ignorare quasi completamente quello che furono in realtà religione e mitologia presso le genti dell'antica Etruria.

Tanto maggiore interesse acquista perciò per noi un monumento per molti aspetti quasi inedito, esistente nel Museo Archeologico di Firenze, la cui rappresentazione ci offre un saggio veramente unico di leggende e costumanze rituali etrusche. Si tratta di uno specchio graffito proveniente da Tuscania, disegnato e pubblicato sommariamente nella sua Guida dal Milani. [...] Fu acquistato nel 1898 da certo Falaschi per il Museo fiorentino, e il Milani non dà precise indicazioni sulle circostanze del suo ritrovamento. Noi dobbiamo considerare come probabile l'ipotesi che lo specchio, se non è frutto di rinvenimento fortuito, provenga dagli scavi fatti nei dintorni di Tuscania in anni immediatamente precedenti, e di cui le «Notizie degli Scavi» danno brevissima relazione.

In una tomba alle Trucchette, scoperta nel 1896, si nota la presenza di tre specchi graffiti, ma «talmente guasti dall'ossido da non poterne distinguere in alcun modo il disegno». È possibile invece che l'interessante cimelio provenga dagli scavi di Francesco Mancinelli a Pietrella, contrada Rosa Vecchia, dove furono rovistate quattro tombe a camera.

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