Pietro Cappellari - La guardia della rivoluzione vol. III

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La GNR: controguerriglia e difesa della Repubblica Sociale

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La lotta antipartigiana, sebbene non preventivata all’atto della costituzione della Guardia, fu alla fine l’impiego principale delle unità della GNR. In questo terzo ed ultimo volume analizzeremo proprio questo aspetto di impiego dei reparti in camicia nera, evidenziandone i limiti ma anche i successi operativi.

Se la Resistenza non riuscì mai ad avere quel peso militare su cui tanto si speculò nel dopoguerra, lo si deve proprio ai reparti della RSI e, in particolare, a quelli della Guardia Nazionale Repubblicana che fino agli ultimi giorni del conflitto tennero salde le proprie posizioni, impedendo alle unità partigiane non solo il – facile – successo sulla scia dell’avanzata angloamericana, ma anche la tanto proclamata insurrezione.

In gran parte dei casi, le bande ribelli calarono sui paesi e sulle città dopo l’inizio dell’evacuazione dei reparti italo-tedeschi. Quello che avvenne dopo, nella Primavera di sangue del 1945, evidenzia il contributo della GNR al mantenimento dell’ordine pubblico durante la RSI: si impedì che lo stillicidio continuo di singoli esponenti fascisti si tramutasse in quel bagno di sangue “rigeneratore” ed epuratore di cui si facevano sostenitori quelle componenti più estremiste dei Comitati di Liberazione Nazionale.

Solo dopo che si arresero volontariamente gli ultimi reparti in camicia nera iniziò quella mattanza che non ha precedenti nella storia d’Italia. In questo enorme sacrificio di sangue donato alla Patria dalla Guardia Nazionale Repubblicana vi è il significato più profondo della sua esistenza.

Un sacrificio che non può certamente essere dimenticato, simbolo di quell’amor patrio e di fedeltà ad un’Idea che non sono valori transeunti, ma eterni.

 

Questi volumi fanno parte della Collana “Per non dimenticare” che la Casa editrice ha promosso con l’intento di portare a conoscenza dei cittadini, in particolare delle giovani generazioni, episodi legati a vicende di forte impatto sociale che hanno caratterizzato un’epoca ormai lontana e i cui aspetti salienti correrebbero altrimenti il rischio di perdersi nell’oblio, di venire irrimediabilmente inghiottiti nell’abisso inesorabile del tempo.
I passaggi cruciali di vicissitudini belliche che dal dramma dell’attualità stanno sfumando, o rischiano di sfumare, nella sedimentazione della storia non devono, non possono, essere messi nel cantuccio dell’oblio.
La Collana non presenta tuttavia solo storie di battaglie, vicende belliche o episodi militari. Perché come non si devono dimenticare gli episodi che hanno contrassegnato il passaggio alla libertà e alla democrazia, così non si devono dimenticare le tristi infanzie di quanti hanno sperimentato il pianto dell’orfano, o i percorsi della speranza di chi cerca un sollievo o una cura, o le silenziose guerre delle mille madri per strappare un figlio a quello che potrebbe apparire come un tragico destino.
La Collana annovera soprattutto scritti ad andamento quasi diaristico, nei quali gli autori mettono a nudo esperienze patite nello spirito e nella carne, lacerazioni e forzate separazioni sofferte dai loro nuclei familiari, vicende altamente drammatiche di profondi sconforti e di speranze tragicamente sconvolte.
“Per non dimenticare” vuole fornire ai cittadini di oggi elementi di lettura, di confronto, di riflessione che consentano di proiettare quelle singolari esperienze verso il domani. Un popolo che non ha memoria, che non ha soprattutto memoria storica, non ha futuro.
Un popolo che tende a dissipare il suo patrimonio storico, fatto anche di gesti apparentemente insignificanti, in un malinteso e modernistico “usa-e-getta” mette la testa sotto la lama della ghigliottina. “Per non dimenticare” si propone di illustrare il passato per consentire di costruire il futuro.

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